Il coding può essere molto più di un corso di programmazione. Se viene accompagnato da una buona mediazione didattica può diventare uno strumento per aiutare i bambini a osservare, pianificare, controllare l’impulsività, formulare ipotesi, verificare e correggersi.
È proprio qui che il Metodo Feuerstein e Scratch possono incontrarsi: non perché siano la stessa cosa, ma perché entrambi possono mettere al centro il processo con cui il bambino pensa, non soltanto il risultato finale.

Feuerstein: imparare a imparare attraverso la mediazione
Il Metodo Feuerstein è un approccio orientato ai processi cognitivi e alla modificabilità. Il Feuerstein Institute lo presenta come un metodo che insegna a imparare a imparare, attraverso la Mediated Learning Experience (MLE): l’insegnante non si limita a fornire una risposta, ma media l’esperienza e aiuta l’allievo a comprendere come sta raccogliendo e usando le informazioni.
In pratica, il lavoro può riguardare funzioni come osservare, raccogliere informazioni, pianificare, controllare l’impulsività, formulare ipotesi, verificare, correggersi e trasferire una strategia a problemi nuovi.
Scratch: progettare, provare, fare debugging e riprovare
Scratch lavora su diversi processi compatibili con questa impostazione: scomporre un problema, progettare una soluzione, costruirla, provarla, individuare ciò che non funziona, modificarla e riprovare. La Scratch Foundation descrive la propria filosofia di apprendimento creativo proprio in termini di problem solving, scomposizione, debugging, iterazione e riflessione.
Questo non significa trasformare Feuerstein in un corso di coding. Significa usare Scratch come uno degli strumenti attraverso cui rendere visibili alcuni processi di pensiero.
Cosa dice la ricerca
Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 sul Journal of Computer Assisted Learning ha analizzato 46 studi empirici sull’uso di Scratch nel K-12 per sviluppare il pensiero computazionale. La revisione sottolinea l’importanza di attività strutturate, supporti graduali e proposte adeguate all’età, riducendo la semplice strategia per tentativi ed errori.
Esiste inoltre uno studio del 2024, Teacher Mediation in Coding Activities, che analizza la mediazione dell’insegnante durante un’attività di coding con bambini di cinque anni e mette esplicitamente in relazione la discussione con la teoria dell’apprendimento mediato di Feuerstein.
Anche la ricerca sulle attività unplugged è interessante. Una revisione sistematica e meta-analisi di 49 studi K-12 ha rilevato un effetto complessivamente ampio sul pensiero computazionale. Un’altra revisione e meta-analisi pubblicata nel 2024 sugli effetti cognitivi del coding ha trovato gli effetti più forti sul problem solving e, in misura più contenuta, sulla pianificazione. Lo stesso lavoro suggerisce che per i più piccoli risultano particolarmente utili attività strutturate, virtuali o con robotica educativa, mentre con studenti più grandi possono funzionare bene anche attività virtuali più aperte, comprese quelle basate su Scratch.
Una sequenza possibile per bambini di circa 8-12 anni
FEUERSTEIN → UNPLUGGED → SCRATCH → RIFLESSIONE
L’idea è semplice: prima di aprire il computer, si lavora sul problema e sul modo di affrontarlo. Solo dopo si passa ai blocchi di Scratch.
Esempio concreto: il gatto deve arrivare a scuola
Diamo al bambino una piccola storia:
“Il gatto deve arrivare alla scuola, ma incontra tre incroci.”
Prima niente PC. Il mediatore può chiedere:
- Qual è l’obiettivo?
- Quali informazioni abbiamo?
- Cosa dobbiamo sapere prima di partire?
- Possiamo dividere il problema in parti?
- Cosa prevedi che succederà?
Solo dopo si apre Scratch e si costruisce la soluzione.

Se qualcosa non funziona, invece di dire subito “Hai sbagliato questo blocco”, possiamo chiedere:
- Che cosa pensavi sarebbe successo?
- Che cosa è successo invece?
- Dove possiamo cercare la differenza?
- Come possiamo verificarlo?
In questo modo il debugging non è soltanto correzione del codice: diventa un’occasione per verbalizzare il ragionamento.

La domanda finale: trasferire la strategia
Alla fine arriva la domanda più vicina allo spirito Feuerstein:
“Questa strategia dove potremmo usarla anche fuori da Scratch?”
È qui che il coding può diventare uno strumento di potenziamento cognitivo, anziché ridursi a una sequenza di blocchi da imparare a memoria.
E per i più piccoli?
Per la scuola dell’infanzia e il primo biennio della primaria può essere interessante anche Bright Start, un programma di educazione cognitiva precoce attraverso il gioco sviluppato da Carl Haywood, le cui basi teoriche richiamano anche i contributi di Feuerstein. Il programma lavora su pensiero logico, problem solving, autocontrollo, motivazione e metacognizione.
Una possibile progressione, da adattare sempre ai bambini e al contesto, può essere:
- 5-7 anni: gioco e unplugged + attività ispirate a Bright Start + ScratchJr o robot semplici;
- 8-12 anni: Feuerstein + unplugged + Scratch;
- successivamente: Scratch + robotica educativa o micro:bit.
In questo contesto Scratch non diventa il fine. Diventa uno degli strumenti utili per imparare a pensare, progettare, verificare e riflettere.
Prova il progetto Scratch
È possibile vedere e provare il piccolo progetto utilizzato come esempio direttamente su Scratch:
Apri il progetto “Il gatto/robot deve arrivare a scuola” su Scratch
Fonti e approfondimenti
- Feuerstein Institute — The Feuerstein Method
- Scratch Foundation — Creative Learning Philosophy
- Scratch Foundation — Debugging
- Sun, Wang & Wei (2026) — Teaching Computational Thinking Skills Through Scratch in K-12 Education
- Granone (2024) — Teacher Mediation in Coding Activities
- Chen et al. — Fostering computational thinking through unplugged activities: systematic review and meta-analysis
- Montuori et al. (2024) — The cognitive effects of computational thinking
- Bright Start — programma di educazione cognitiva precoce attraverso il gioco